
Non puoi comprendere un vino, un olio, uno qualsiasi dei frutti della terra, senza capire qual è il territorio dove nasce. Non fino in fondo almeno. Ecco allora che Maurizio Altea ci porta nel cuore dell’area vinicola di Serdiana: la chiesetta d’impianto romanico di Santa Maria di Sibiola. Dal tetto dell’edificio che fu dei Benedettini Marsigliesi l’occhio domina le basse colline di quest’angolo di Sardegna, provincia di Cagliari, appena a nord del Capoluogo: vigneti antichi che sembrano boscaglie, angoli di bellezza selvaggia, viti basse e robuste, nodose, piante e profumi selvatici, aromi pungenti, cardi, ginestre, macchia mediterranea e laggiù lo stagno salato, su staineddu, dove s’appoggiano i migratori, dove volano il cavaliere d’Italia e il fenicottero… Del sale che abbraccia le uve senti il sapore nell’aria, ambiente sospeso, mentre passano davanti agli occhi i colori del vento. Nascono qui, tra angoli di natura silenziosa e avvolgente, i vini dell’azienda Altea Illotto, Maurizio Altea e Adele Illotto, agronomi di professione, vignaioli per vocazione. Circa seimila bottiglie prodotte con uve rigorosamente biologiche, vini veri, contadini. Due sole etichette: Altea rosso e Altea bianco, entrambi Igt Sibiola, minuscola area vinicola dell’isola. Il rosso è uvaggio di vitigni nobili, primo tra tutti il Monica, del quale Maurizio Altea ha anche una vigna di quarant’anni, quasi un bosco di viti multicolori, per un’uva tra le più eleganti della Sardegna. Monica, dicevamo, poi Cannonau e Carignano, per un rosso fitto di trama e intrigante di profumi. Bel vino diremmo, se poi non incontrassimo il bianco a base di Nasco uva antichissima nell’isola, dalla quale pochi, pochissimi, produttori traggono soprattutto vini da dessert. Nella piccola cantina Altea Illotto, viene invece vinificato secco, con l’aggiunta di un po’ di Vermentino. Il risultato è un bianco profondo e fresco, con sfumature oro, di grande struttura, fruttato al naso il primo anno e poi ricco di sentori di muschio, fiori e piante della macchia mediterranea, cisto, mirto, rosmarino. In bocca è lungo, goloso, sapido, marino, di quei vini che pretendono il sorso successivo e ti fanno dimenticare la gradazione non proprio da educande. Chiama il mare, la griglia, il fumo. La bottarga, naturalmente, quella dei muggini degli stagni di Cabras, della zona di Oristano, costa occidentale, salendo verso nord. Non lontano da Seneghe dove tradizionalmente nascono i grandi oli di Sardegna. Come quello prodotto dagli olivi ultracentenari di Adele Illotto, l’altra metà della casa vinicola: l’oliveto di Bosana, Tonda e Semidana, sembra un giardino tra muri a secco e fichi d’india e manto erboso tenuto pulito dal pascolare delle greggi e dei cavalli. L’olio è buonissimo: pungente d’erba fresca, aromatico di carciofo, verde con i riflessi dell’oro, tipicissimo. Meravigliosamente sardo, come un canto di Elena Ledda.
Michele Marziani
Questo è una nuova puntata del secondo viaggio di Michele Marziani e il fotografo Marco Salzotto tra i Sovversivi del gusto, del primo si può leggere qui.



