Il racconto del vino

Mazzon è una collina, una porzione del territorio che sembra nata per il Blauburgunder, il Pinot Nero. Siamo a Egna, parte meridionale dell’Alto Adige, con un gioco di parole il sud del sud Tirolo. La cantina di Kurt Rottenstainer si chiama Brunnenhof, per trovarla si arriva alla chiesetta di San Michele con l’alberello di mele davanti al campanile e si gira a sinistra. Tutta Mazzon è un grande vigneto in pendenza avvolto da boschi, sullo sfondo le montagne, al di là dell’Adige c’è Termeno, sullo sfondo il lago di Caldaro e tutto è declinato in due lingue perché qui per parlarne una occorre ripescare nel vocabolario dell’altra. Così Kurt Rottenstainer si dice le cose in tedesco prima di raccontarcele in italiano: è qualcosa che rende questo territorio più ricco. “Brunnenhof” vuol dire “maso della fontana” e a testimoniare il nome c’è una fontana in pietra arenaria di Mazzon. Pietra, sabbia e argilla fanno del terreno il luogo delle radici, la base del vigneto, il motivo principale che fa di questa spalla di territorio il luogo del Pinot Nero, battuto dall’Ora, il vento del Garda. È vignaiolo autentico Kurt Rottenstainer, con le idee chiare, il vino naturale, le piante senza veleni, l’affinamento nei tonneaux di produzione altoatesina, fatte dall’ultimo dei bottai di quest’angolo di nord dove i vini sanno essere minerali, profondi, unici. Dove gli acini parlano la lingua del Gewürztraminer e a passeggiare in vigna prima della vendemmia ci si ritrova a mangiare uva di continuo. Poi si alza lo sguardo e volteggia la poiana. E allora ti chiedi quante italie esistano davvero e capisci perché se nasci qui, difficilmente scendi a fondovalle o ti interessano altri mestieri. Nel vino c’è qualcosa di orgoglioso, nelle scelte di campo, nel campo, qualcosa di arcaico. Giri l’occhio e le rovine del castello di Kaldiff incombono sui pochi filari ancora a pergola, gli ultimi perché il Pinot Nero chiede il Guyot, la spalliera, e risponde con profumi freschissimi, bacche rosse, lampone, fragola, anche ciliegia e una freschezza e una pulizia che sono il timbro, il marchio, il vanto di Kurt Rottenstainer. Di fianco l’orticello di casa, dove c’è la moglie Johanna. Viticoltori giovani, tutta la famiglia, anche i due figli. Coltiviamo in modo naturale, dicono, prima di tutto perché qui viviamo noi. Poi ripenso a quando l’ho incontrato la prima volta al Critical Wine, al Leoncavallo di Milano, alle giornate create dall’indimenticato Luigi Veronelli e Kurt raccontava i suoi vini e il suo Maso e i profumi intensi del Gewürztraminer cantavano nei bicchieri, mentre la freschezza e la sapidità del Pinot Nero invocavano un altro sorso. Immaginavo allora questi luoghi affacciati sul mondo: il vino li raccontava proprio così, come li vedo adesso. Allora capisco che non è l’uomo che fa il vino, ma che ogni uva incontra gli uomini e la loro terra. E insieme si fanno racconto.
Questo è una nuova puntata del secondo viaggio di Michele Marziani e il fotografo Marco Salzotto tra i Sovversivi del gusto, del primo si può leggere qui.




…e bravo Michele hai reso cosi’bene che quasi quasi mi sembra
di esserci…;
Belle anche le foto!
Ne faccio “tesoro”,si comincia ad aprire il “sipario”..
Grazie!
Scritto da loretta, il 28 August, 2009 at 10:42
Ecco leggendo Michele ho gia’ un idea che il nostro libro sara’ veramente speciale……poesia colori profumi sapori ed una gentile umanita’ che rappresenta questo libro. Non una sterile sequela di dati e valutazioni……ma un sovversivo con l’anima.
Scritto da liloni adriano, il 28 August, 2009 at 11:08