Una Barbera lunga un secolo

C’è una geometria dei luoghi e dell’anima che ha disegnato in Piemonte la storia del vino e della terra nel corso del Novecento. Il secolo breve sta tutto in una bottiglia, una Barbera che si chiama 900, Neuvsent. Vino che come pochi sa racchiudere l’antico e il moderno, degustazione, piacevolezza, brindisi e ricordo. Longevità. Da un vitigno popolare un bicchiere memorabile, elegante, che sa rapire il naso, portalo lontano, farlo arrivare qui, nelle colline intorno a Nizza Monferrato, attraverso profumi ampi, di Barbera buona, in una tenzone di sentori da lasciare senza parole… È una Barbera pettinata e dolce, come le colline dei comuni intorno a Nizza, tra la valle del Belbo e lo spartiacque del Bormida. Terreni duri al lavoro, duri alla storia: la Cascina Garitina, che produce il Neuvsent, è nata proprio nel 1903, portata avanti dopo la prima guerra mondiale da una donna, Margherita, Garitina, rimasta vedova di Pasquale Morino, il bisnonno di Gianluca, il vignaiolo di oggi. Lo senti tutto il passaggio del secolo in questa terra dove oggi si vive bene, si gira sentendone il respiro, si cerca il tartufo, si gode del vino e del cibo. Ed è lo stupore di riconoscere i segni di altri tempi, quelli raccontanti da Davide Lajolo, nato a Vinchio, uno dei comuni dell’area della Barbera di Nizza, nel suo “Vedere l’erba dalla parte delle radici”, o la campagna di ieri di Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, scrittore che interpella la semplicità della coscienza e racconta ne “Il pane di ieri”, di un’infanzia proprio a Castel Boglione, dove c’è la cascina Garitina. Ecco, oggi in questa sinuosità di viti e cascinali, possiamo assaggiare l’uva prima della vendemmia e parlare del vino, non come necessità ma come piacere. La meraviglia di poter raccontare all’estero di questo Monferrato, parlarne agli olandesi, ai danesi, agli svizzeri, agli americani, mostrare terra e colline e la spremuta di questo tempo: il vino. La Barbera che è frutto e nerbo, non cede, non smussa, racconta sempre, accarezza a volte. Sono carezzevoli le bottiglie di Gianluca Morino, hanno questa impronta. Sono Barbera semplice come il Bricco Garitta, Barbera di altre colline vicine come il Caranti che nasce a Castelnuovo Calcea o vivace di tradizione, senza tradire la pulizia, come il Morinaccio. O, ancora, grandiosi esperimenti come il Rugiada da uve di Barbera fatte appassire, concentrato di frutto e dolcezza sostenuto da un’acidità imponente. Pochissime bottiglie destinate alle chiacchiere e ai formaggi potenti. Non c’è un filare di uva bianca, nelle terre di Gianluca Morino, le sue colline sono vocate ai rossi, anche internazionali come l’Alfero, che è Pinot Nero in purezza o l’Amis, uvaggio di Barbera, Merlot e Cabernet. D’altra parte, nel retrobottega contadino di Asti, Nizza e dintorni sono sempre stati famosi per la buona Barbera, quanto Canelli per il Moscato.
Questo è una nuova puntata del secondo viaggio di Michele Marziani e il fotografo Marco Salzotto tra i Sovversivi del gusto, del primo si può leggere qui.





