Il Bocale, Sagrantino di Montefalco

Le migrazioni del Dopoguerra, la fame, l’abbandono delle campagne, sono storia recente d’Italia, eppure fugacemente dimenticata. Scoprire che Valentino Valentini, viticoltore in Montefalco, è nato a Schaffhausen, in Svizzera, è come riaprire una pagina di un libro chiuso troppo in fretta. Perché i Valentini nella foto del 1942 con nonno Giuseppe e i fratelli Valentino e Guido, sono dietro all’aratro a coltivare la terra umbra di Montefalco. Poi c’è un pezzo di Paese che è partito, se n’è andato, finito in Svizzera e in Germania e in Belgio: “macaroni”, che non è una parola gentile. Valentino Valentini, classe 1972, è figlio di questa storia. E forse per questo nel suo tornare in Umbria, con la famiglia, nel 1979, nel percorrere una strada al contrario, sono maturate le passioni sociali che l’hanno portato ad occuparsi di politica e, poi, di buona amministrazione: da giovane attivista della Sinistra Giovanile a sindaco di Montefalco, con Barolo e Montalcino una delle capitali del vino italiano. È facile dire che il sangue è rosso come il vino, ma a Valentino Valentini il vino è entrato nel sangue. Da sindaco a presidente delle Città del Vino è stato il passo successivo, poi l’ultimo: il ritorno assieme a papà Ennio alla terra di famiglia, quella della fotografia del 1942. Azienda agricola Il Bocale, una porzione piccola dei cinquanta ettari del passato, solo cinque a Fratte Alzatura, tra il paese arroccato di Montefalco e il Santuario della Madonna della Stella. Uve Sagrantino, vitigno autoctono ed antichissimo, grappolo piccolo, compatto, baciato dal sole, poi Sangiovese e Merlot. Due soli vini: il Sagrantino di Montefalco in purezza, campione di profumi, nuvola di spezie e ribes, more e fiori secchi, beva lunga di gran stoffa, legno evidente, spigolosità da comprendere e domare, rosso selvaggio, imponente, unico, dal futuro praticamente infinito; il Rosso di Montefalco, uvaggio di Sangiovese, Merlot e Sagrantino, si sorseggia in freschezza, come una merenda, nonostante il sole non gli risparmi i gradi e il Sagrantino non lesini la stoffa. Chiama le carni e i salumi buoni dell’Umbria che grazie alla cultura, al vino, al territorio, assomiglia oggi ad un angolo di Rinascimento. Non tutta la regione, naturalmente, ma questi colli che sono ricami di viti e olivi, sono la rinascita, la riscossa, dei contadini che se n’erano andati. Fuma il sigaro, il Toscano, Valentino mentre parla di passioni: politica e vino. Non lascerebbe né l’una né l’altra, ma soprattutto ha l’orgoglio della terra. E del territorio, che matura insieme, come le uve. Ribolle la cantina di vino che fermenta di lieviti propri, riposa in barrique a lungo, in bottiglia pure, rosso longevo il Sagrantino, sembra sempre pronto e non lo è mai, gran dama d’altri tempi, ma quando è l’ora, si mostra e lascia senza fiato, naso sospeso, sulle colline dell’Umbria. Di fronte c’è Trevi. Che Italia incredibile.
Questo è una nuova puntata del secondo viaggio di Michele Marziani e il fotografo Marco Salzotto tra i Sovversivi del gusto, del primo si può leggere qui.








domenica 29 novembre ore 15.30 saranno presentati i loro vini alla rassegna collettiva “Ponte di vino fra Italia e Giappone”……
Degustazione gratuita di altri produttori partecipanti al progetto.
Poggio Argentiera
Specogna
Bignele
Capellini…..
Scritto da liloni adriano, il 27 November, 2009 at 15:53